An end-spring sunday

Oggi devo studiare. Domani ho un esame, e invece sono qua a scrivere. Mi sono svegliato alle 7.30 (non ho ancora capito il perché) ho fatto colazione, ho guardato il telegiornale, bene, l’Italia ieri ha vinto. Poi alle 9 mi sono messo al lavoro. È l’ultimo giorno in cui si possono imparare le cose da dire per pararsi il culo all’esame, per raccattare un voto che mi servirà per garantirmi un futuro. Che merda. Alle 3 non ho più voglia, dopo un tot di ore tra formule, dimostrazione, forze e roba da pesare mi sono rotto. Vado a correre! Mi vesto, esco di casa. C’è uno strano silenzio. Giro l’angolo e vedo la mia via desolata, ci sono solo io. L’unico rumore che si sente è quello delle chiavi che sono nella mia tasca. Fa caldo, c’è afa. Sudo tanto, faccio fatica. Speriamo che la prossima stagione sia ripagata. Arrivo al campo, c’è della gente con i camper e le tende. Chissà cosa ci fanno i campeggiatori in un campo da rugby di un centro sportivo. Niente, non posso usare il campo nemmeno oggi, vado alla fontana, bevo un sorso, mi bagno la testa, mi sto sciogliendo. Torno a casa, sempre nel silenzio. Ci sono dei lavori sulle strade, ovviamente fermi, è domenica. Ora sono davanti al computer, continua a far caldo e la vita delle altre persone scorre normale. Come la mia. Sembra che però la loro scorra lontano dalla mia. Non fraintendetemi, non è solitudine quella che voglio esprimere, mi sto solo chiedendo dove siano tutte le altre persone che come me ancora non hanno tempo per campeggiare in un campo da rugby, per andare in piscina (vicino al campo…) per stare a sciogliersi al bar piuttosto che davanti a un computer a studiare (o a scrivere sui blog). Ce ne sono sicuramente, ma dove sono? L’unica cosa certa è che non sono qua.

Fine di un discorso che, alla fine, porta a nulla.

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